Le Bimbe invisibili delle Ande

LE BIMBE INVISIBILI DELLE ANDE

 

 

Il centro Yanapanakusun che da molti anni si occupa delle "Bimbe invisibili delle Ande", così descrive la situazione:


"E' in continuo incremento del numero di bambine che migrano dal campo per lavorare in case della città è allarmante. È difficile avere una statistica di questi casi, perché la maggioranza di esse sono direttamente consegnate alla famiglia del datore di lavoro che come un padrino o una madrina si impegna a trattarla come una figlia dandole una casa, da mangiare, da vestire ed una educazione, pretendendo in cambio che la bimba aiuti in casa con alcuni lavoretti adatti alla sua età.

In generale l'accordo si fa in maniera verbale o si firma un documento che molte volte il padre o la madre non riescono a capire perché analfabeti. Inoltre, normalmente i genitori consegnano il certificato di nascita della figlia alla famiglia affidataria perdendo in molti casi definitivamente il vincolo con lei.

La bambina che rimane in queste famiglie, e che in generale ha tra i 5 e gli 8 anni, non riceve in realtà il trattamento che venne promesso e assicurato ai suoi genitori; al contrario, subisce condizioni di vita e di lavoro disumane come:

  • Un carico lavorativo quotidiano eccessivo per la sua età
  • Maltrattamento fisico ed emozionale.
  • Impossibilità di frequentare la scuola.
  • Mancanza di spazi di ricreazione.
  • Abuso sessuale da parte del datore di lavoro e/o dei figli.
  • Fortissima solitudine.
  • Carenza affettiva.

 

La bambina, non conoscendo nessuno in città, deve rimanere nella casa sopportando queste condizioni senza poter chiedere aiuto a nessuno. In alcuni casi riescono a scappare e vagano per le strade, facili vittime di qualsiasi malintenzionato, fino a che qualcuno si accorge di loro e le porta al commissariato responsabile per i minorenni.

Tutto questo è ignorato dai genitori che molte volte pensano di aver preso una buona decisione inviando la figlia a lavorare in città con la quale inoltre non riescono mai a comunicare."