Sfiorando le nuvole

Mi chiamo Ada Luz. Ho dieci anni e vivo in un villaggio del Perù chiamato Perccaccata, a 4200 metri sulle Ande; è un piccolo villaggio di un po’ più di un centinaio di abitanti; dalla città di Cuzco ci separano sei ore di strada: una strada in buona parte bianca e tortuosa. Ho le guance arrossate, bruciate dal sole che a questa altitudine è molto forte; è per questo che usiamo sempre il cappello (il chuku nella nostra lingua, il quechua). Ho i capelli di colore nero corvino raccolti in lunga e grossa treccia. Indosso sempre, come le mamme e le nonne, una gonna formata da otto gonne colorate sovrapposte! Ci piace molto ballare: quando arrivano i volontari che ci portano cibo, medicinali, quaderni, noi li accogliamo sempre con una festa in cui suoniamo tamburelli, piccoli flauti e balliamo.

Ilaria
Rosetta

Indosso dei sandali fatti con la gomma degli pneumatici usati ma ho anche un paio di scarpe che i volontari hanno portato per noi bambini.
Ho un fratello di sei anni; si chiama Raul.

Emma
Mattia

Viviamo, con la mamma e il papà, in una casa molto semplice. C’è una sola stanza, sia per riposare che per cucinare e mangiare. Io sono molto fortunata perché la mia abitazione non ha il tetto di paglia ma in lamiera e, quando piove, l’acqua non entra. C’è solo la porta d’entrata; mancano le finestre che porterebbero tanto freddo, ma non ne sentiamo la mancanza perché durante il giorno viviamo all’aperto! La nostra casa non è riscaldata: la mamma, di sera, accende un piccolo fuoco, di solito con lo sterco secco degli animali e cucina le patate o il mais facendoli bollire.
Mia mamma Josefina aiuta papà Epifanio nel lavoro di due piccoli campi di patate e di mais che non sono nel villaggio, ma più a valle, a Omacha, a 3000 metri di altitudine e un’ora di cammino che percorrono portandosi dietro l’asino. Io e mio fratello, alle sei del mattino, portiamo al pascolo i nostri due asini, prima di andare a scuola. Fortunatamente i volontari del Centro Yanapanakusun di Cuzco, durante il periodo del Covid, sono venuti a portarci, con il camion, dei viveri (farina, olio, zucchero) dal momento che non potevamo uscire dal villaggio per scambiare i nostri prodotti.

Luigi


A causa del Covid le nostre scuole non hanno ancora riaperto: così tuttora ci sediamo fuori dalla scuola dove un volontario inviato dal Centro ci aiuta a svolgere i compiti. Si chiama German, è spagnolo e, secondo noi, è bravo e gentile. I volontari ci hanno fornito le mascherine, il sapone, i prodotti per sanificare e… i quaderni! Dei bellissimi quaderni, stampati per noi con gli aiuti forniti dal Centro Yanapanakusun che riceve beneficenza da tante associazioni: ci sono attività di spagnolo, matematica, storia, disegno, giochi, cruciverba e regole di igiene. Quanto eravamo felici il giorno in cui ce li hanno portati, insieme ad alcune penne e a una sacca per contenerli! Tra le persone che hanno contribuito alla preparazione dei quaderni c’è anche Beatrice, una volontaria: è una gentile signora che abita in Italia, vicino a Udine; da quando è in pensione (era una professoressa di ginnastica), si dedica con tutte le sue energie all’associazione “Ascoltiamo le voci che chiamano” che, per noi, ha fatto moltissimo: i suoi volontari non solo raccolgono dei fondi con cui aiutano il Centro di Cuzco, ma sono venuti molte volte fino quassù! Loro sono felici di poterci aiutare e per noi è sempre un’emozione ritrovarli e conoscere persone che vivono in un modo tanto diverso dal nostro! Noi riusciamo a capirci perché parliamo con loro in castigliano, la lingua che impariamo a scuola. Querida Beatrice! Querido Severino! Cari Beatrice e Severino! Anche lui è un volontario; abita vicino a Udine, è un signore in pensione, un uomo dal cuore grandissimo e dalle mani preziose.
Mi ricordo che, alcuni anni fa, non avevamo una scuola: stavamo tutti insieme (sia i bambini piccoli che quelli più grandi) in una stanza senza finestre, senza banchi: c’era solo una lavagnetta appesa al muro.

Sofia
Benedetta

Ma poi, da un paese lontano, è arrivato Severino che, con l’aiuto dei suoi amici volontari italiani e con gli uomini della mia comunità, ha costruito una scuola dell’infanzia! E un’altalena di legno! Noi bambini non avevamo mai provato la gioia di salire su un’altalena: mentre mi dondolavo mi sembrava di sfiorare le nuvole!

Sirio
Emanuele

Ci è voluta molta tenacia e molto coraggio da parte dei volontari per completare la scuola: a questa altitudine l’aria ha poco ossigeno: ogni sforzo, per chi non è nato qui, diventa doppiamente stancante, quindi ogni mattone pesava come un macigno!
Da pochi mesi, con le donazioni di persone generose, è stata costruita un’installazione con due altalene e due scivoli e abbiamo ricevuto in dono delle funicelle per saltare, oltre a un gioco che non conoscevamo: i Lego.

Elia

Mio fratello ha costruito, per prima cosa, un lama, come quello che teniamo nel recinto, che ci dà un buon latte e la lana per le nostre maglie colorate e per i berretti con i paraorecchie, i “chullos”: sono i nostri papà a prepararli, lavorando a maglia in modo velocissimo, anche camminando!

Jael


La nostra amicizia con i volontari italiani e di altri Paesi è preziosa, ma non solo per gli aiuti concreti e le conoscenze che ci offrono; infatti condividiamo sempre, con loro, dei momenti emozionanti in cui mangiamo insieme (delle patate, a volte con un po’ di formaggio) e parliamo, raccontandoci della nostra vita, delle speranze, anche delle preoccupazioni. L’amicizia e l’affetto arricchiscono i nostri cuori e ci uniscono quassù, nel villaggio in cui si sfiorano le nuvole!

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